DANZARE IN SALA, DANZARE NEL MONDO

Il blog di Marta Zacchigna sulla Danza di Ricerca

LA RESPIRAZIONE NELLA DANZA • IL SOFFIO COME ATTO FILOSOFICO

“Nel respiro c’è tutta l’arte della vita.”

Il respiro come dimensione totale

Ognuno di noi compie più di ventimila respiri nelle ventiquattrore. Si tratta di un meccanismo estremamente complesso al quale tuttavia non prestiamo solitamente attenzione durante la giornata. Eppure questo susseguirsi di piccoli movimenti involontari ci tiene in vita e procede da sé anche se siamo impegnati in altre azioni come camminare, guidare, scrivere, parlare. 

Il sistema che abbiamo avuto in dono inoltre è così sofisticato che lavora per noi anche quando stiamo dormendo. 

C’è dunque una danza “biologica” che ci abita e sostiene  costantemente, in ogni nostra più piccola intenzione quotidiana. 

Nel mondo greco lo “pneuma” era un concetto che andava oltre il semplice atto fisico e che identificava l’anima, lo spirito. Il respiro non era quindi solo un’azione ma piuttosto una dimensione, uno stato.

Di fatto il modo in cui respiriamo rivela la modalità con la quale siamo nel mondo perché inevitabilmente condiziona i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre intenzioni. Un respiro corto e affannato ci porta ad uno stato psicologico più ansioso e quindi a produrre un pensiero più pre-occupato, un respiro lungo e partecipato apre maggiormente alla dimensione del presente e quindi stimola un pensiero più accogliente e intuitivo. 

Non si può quindi parlare di movimento senza prima interrogarci sul portato del respiro e sulle sue implicazioni sul movimento

L’importanza del respiro nella danza 

La danza potrebbe essere definita come un’onda (quella del movimento) inscritta in un’altra onda (quella del respiro). Senza un respiro consapevole quindi è difficile raggiungere una vera presenza nel movimento.

Il respiro quindi è a tutti gli effetti una “danza minima”: esattamente come qualsiasi movimento infatti ha un inizio, uno svolgimento e una fine, contiene delle variazioni di energia, si esprime nello spazio e nel tempo, contiene una sua dinamica. Ma l’aspetto più interessante che accomuna respiro e movimento (peraltro il respiro è esso stesso movimento) è che si sviluppano nel continuum. 

Molte lezioni di danza si aprono con un’attenzione al respiro proprio perché questo permette di dare al corpo una prima informazione intorno allo stato che stiamo cercando. Lo stato della danza è infatti caratterizzato dalla continuità ed è proprio il respiro quel fenomeno che la nutre e al supporta in una visione pressoché infinita.

Dentro alla pratica di respiro consapevole il danzatore può aprirsi anche a livello intuitivo e immaginativo, accedere cioè ad una dimensione omnicomprensiva e totale dove percepisce il suo corpo non più come un elemento NEL mondo ma come un elemento DEL mondo. In quest’ottica il corpo diventa essenzialmente relazione, parte di un campo che comprende “il mio corpo” ma che non si esaurisce “con il mio corpo”. 

Le pratiche del respiro nella danza mirano quindi ad attivare, sostenere e nutrire lo stato di flusso del movimento e vengono utilizzate come strategia per riconnettersi velocemente e integralmente alle istanze del proprio sé corporeo

Molto spesso quando nella danza si percepisce un momento di perdita percettiva o di assenza o di confusione nell’organizzazione di un gesto il ritorno al respiro costituisce quell’àncora che ci salva e ci porta avanti nel progetto di movimento. 

Per tutti questi motivi non è possibile muovere intenzionalmente senza una respirazione consapevole. Per accorgersene basta fare un semplice esperimento ovvero provare a muoversi in una stanza con dei movimenti liberi trattenendo il fiato. Ci sarà subito chiara la difficoltà di portare avanti l’azione in una visione nitida e presente. Senza il respiro il corpo tenderà naturalmente a limitare sempre di più il suo range spaziale, a perdere in fluidità e intenzionalità fino a fermarsi

Il respiro è inoltre essenziale anche per l’espressività del gesto. Solo dentro al respiro infatti possiamo canalizzare nel movimento l’aspetto prettamente comunicativo del nostro agire

Un gesto compiuto in apnea è muto, un gesto compiuto nel respiro è “parlante”, in definitiva possiamo dire che un movimento non respirato non può essere in alcun modo un movimento danzato. 

Anatomia del respiro e qualità di movimento 

Chi si avvicina alla danza contemporanea deve quindi allenarsi a ricontattare il soffio ma anche conoscerlo intimamente nelle sue fasi. Ogni fase del respiro infatti collabora ad una diversa qualità di movimento e amministrare bene questi diversi stati è uno dei requisiti fondamentali per chi danza. 

Fase di inspirazione nella danza: è solitamente la fase in cui si inizia un movimento. Ogni gesto infatti origina da una intenzione precisa che coinvolge una specifica parte del corpo. La fase ascendete del respiro porta naturalmente il corpo verso l’alto, dentro ad un disegno antigravitazionale, e sostiene il progetto del movimento e il suo sviluppo nel tempo e nello spazio. Diciamo che è il momento più decisionale del gesto dove chi muove porta consapevolmente nello spazio del continuum una precisa volontà. Questi fattori infondono al gesto una qualità molto pulita, ecologica e chiara sia per chi compie il movimento che per chi lo guarda. 

Fase di espirazione nella danza: in questa fase il corpo è come richiamato dentro ad un movimento discendente che lo porta a cedere o ad assecondare la gravità. Si tratta di una fase che regala al gesto una qualità più diffusa e meno intenzionale. Il corpo si abbandona in qualche modo ad un flusso che è iniziato durante il momento dell’inspirazione. Il gesto qui non è più volontà pura ma in qualche modo “negozia” con le altre istanze: gravità, spazio, la presenza di un altro corpo, diventa quindi più intuitivo e più disponibile all’imprevedibilità del movimento che è una caratteristica costante della dinamica. I momenti di espirazione per questo motivo possono essere molto interessanti perché rivelano una capacità del danzatore di stare nel presente e di reagire in modo immediato agli stimoli che provengono progressivamente dall’esterno.

Fase di sospensione nella danza: questa fase che si colloca alla fine di un movimento di inspirazione o espirazione e corrisponde a quel momento che potremmo definire di vuoto o di apnea. Il respiro qui sembra  trattenuto ma in realtà fluisce ancora anche se in un’altra qualità. Possiamo infatti accorgerci che durante questa fase il soffio continua a “viaggiare” nel corpo e a nutrirlo. Si tratta di una qualità eccezionale dove il gesto prende un’autonomia e un’espressività che esce totalmente dal controllo di chi danza. In questi momenti solitamente nascono i movimenti più belli e commoventi perché generati da un’intuizione di movimento più che da una volontà. È dentro le pieghe di questa dimensione che il gesto del danzatore diventa potente e comunicativo nella sua unicità, perché sospendere significa in qualche modo rendere visibile. Come in un ricordo o in un sogno lo spazio della sospensione è quello stato trascendente in cui l’anima, e torniamo al ricco concetto di pneuma, si rivela nella sua purezza.

Lo stato di flusso nella danza: La continua alternanza (e alleanza) tra queste tre fasi che non si ripetono mai uguali ma che procedono in modo sempre interconnesso, genera lo stato di flusso, cioè quella dimensione in cui il danzatore procede senza premeditazione e senza sforzo nella dinamica di movimento in modo naturalmente fluido e organico. In questo stato chi muove diventa azione pura, il suo corpo è completamente inserito e coinvolto nel processo del movimento. Semplificando potremmo dire che in questa fase il danzatore non compie un movimento, è il movimento. Si rompe il legame tra soggetto e oggetto, o meglio si sincronizza. Il danzatore è la danza, la danza è il danzatore. 

È il respiro quindi sempre a trasformare un gesto comune in un atto danzato. 

Essere respiro nel respiro

Respirare significa quindi aprire i nostri confini e metterci in relazione con qualcosa che ci trascende e ci mette in relazione ad un respiro più “cosmico”. 

Non si tratta di metafisica ma di un’esperienza prettamente fisica: il soffio ha la capacità ci riportarci immediatamente alla “verità” del nostro essere e del nostre essere “in relazione”

Ecco quindi perché il respiro è intrinsecante vita. 

La vita può essere considerata, di per se stessa, un respiro, e in effetti lo è, se confrontiamo la sua durata con quella di una Supernova che vive fino a dieci milioni di anni o del Sole, cinque miliardi.

La vita è contenuta, coincide con quel periodo che va dal nostro primo al nostro ultimo respiro e procede per fasi ascendenti e discendenti, che non si ripetono mai uguali, il respiro, come la vita ha una natura ciclica e non lineare, il respiro contiene delle fasi di decisione, di abbandono, di sospensione che ci proiettano in altre dimensioni come quella del ricordo, del sogno o dell’intuizione. 

Coltivare quindi l’arte della respirazione nella danza non significa solo rilassarsi o allontanare lo stress per diventare presenti alla nostra dimensione terrena, non significa solo produrre movimento consapevole e portarsi in un atto danzato. 

Respirare è anche un atto filosofico e di questi tempi rivoluzionario. Quante volte ci consentiamo il lusso di fermarci semplicemente per osservare (e onorare) il nostro soffio vitale?

Le mie lezioni di danza comprendono sempre un lavoro sul respiro, un maestro che ci accompagna per tutta la vita. A quel maestro dobbiamo tornare ogni volta che ci perdiamo. A quel maestro dobbiamo tornare quando vogliamo essere di nuovo presenti a noi stessi nei momenti difficili. A quel maestro dobbiamo affidarci per sentirci di nuovo al centro della nostro essere, dei nostri desideri: riconnetterci alla verità del nostro sentire attraverso il respiro ci consente di tornare alla purezza del pensiero intuitivo e alla qualità della nostra forza vitale, in sostanza, a noi stessi.  

Se vuoi provare una lezione di danza e flow movement e riscoprire la meraviglia del respiro e del gesto consapevole puoi iscriverti alla lezione prova di Muovo quindi sono o iniziare un percorso individuale. Le lezioni si tengono in Dancing House. Per rimanere aggiornato anche su Facebook e sulla mia pagina Instagram dove puoi entrare direttamente in sala e guardare quello che facciamo!

firma di marta zacchigna

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Marta Zacchigna

Diplomata al Centro Internazionale Movimento e Danza di Milano. Laureata Magistrale in DAMS - Facoltà di Lettere e Filosofia 2009 (Università degli studi di Udine) e Laureata Magistrale in Filosofia 2026 (Università degli Studi di Trieste) con una Tesi di Laurea dal titolo "La danza tra visibile e invisibile", lavora come danzatrice e formatrice. È fondatrice del centro di ricerca Dancing House in Via del Monte 2 a Trieste. CONTATTI / marta@danzadiricerca.com / +39 339 1952458

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