DANZARE IN SALA, DANZARE NEL MONDO

“Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua più profonda saggezza.”

(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Danza è ricerca

Sono una ricercatrice del movimento che guarda al corpo come luogo di esperienza tra un interno ed un esterno che variano continuamente  ma anche come campo in grado di generare un’ apertura – e dunque trasformazione – a tutti i livelli dell’essere. 

Il mio interesse di ricerca è quindi focalizzato sul linguaggio del gesto danzato come territorio di auto-consapevolezza e autoconoscenza del sé e come possibilità di espressione e ricerca di una propria poetica personale. Per questa ragione la danza di ricerca lavora prevalentemente sul movimento esplorativo e destrutturato che sgorga naturalmente dal qui e ora.  

Danza è per me uno stato del corpo caratterizzato da una “continuità consapevole” mentre ricerca è tracciare costantemente nuovi perimetri di esperienza per generare “nuovi mondi cinetici” e nuovi programmi di movimento,  nuove possibilità di “pensiero-azione”.  

Lontana dall’idea di “strutturare un metodo fisso” credo – in consonanza con Nietzsche – nel sistema aperto in grado di integrare sempre il nuovo senza mai “sistematizzarlo”. 

L’importanza del processo 

La mia proposta parte sempre da un processo di ascolto e consapevolizzazione del proprio sé integrale (fisico, psichico e spirituale) che guarda al corpo – prima di qualsiasi composizione – sia come archeologia di gesti e memorie che come potenza generativa in grado di creare il nuovo.  Le pratiche promuovono un movimento continuo, esplorativo e destrutturato che non richiede l’imitazione dell’insegnante. L’ estetica del movimento non è legata alla correttezza nei confronti di uno stile più o meno codificato ma alla capacità di dare vita a gesti veri e autentici nati sempre dentro ad un preciso lavoro tecnico. 

L’ambiguità della parola danza

La parola “danza” è oggi un cappello che indica diversi approcci ma ha disperso il suo significato originario: la danza di ricerca vuole recuperare il senso più autentico e originario della parola, che deriva da dense”, e che significa densità:  questa intensità è piena e deliberata partecipazione al proprio gesto che si esprime nella qualità della continuità.  Questa è l’idea che guida le mie lezioni.

Il mio percorso

Dopo diverse esperienza nell’ambito della danza classica, della modern jazz  approdo alla danza contemporanea e al teatro danza, che diventa il solco principale della mia ricerca.

Dopo il Diploma al Liceo Classico, mi laureo in Dams (Corso Magistrale in Dipartimento in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) e mi diplomo al Centro Internazionale Movimento e Danza di Milano. Contestualmente concludo un Master in Scrittura Creativa presso Accademia di Comunicazione a Milano. Da allora il mio studio si focalizza sulla danza come autoconsapevolezza volta a stimolare il potenziale poetico dei corpi. Nel 2026 mi laureo in Filosofia (corso Magistrale) con una tesi dal titolo “La danza tra visibile e invisibile“.

Danza e Filosofia

L’approccio filosofico diviene allora parte integrante della mia proposta e mi porta a osservare il corpo secondo le categorie di materia, potenza, atto con un particolare attenzione alle categorie di forma, ritmicità, tempo, spazio ed energia. Nel 2025 danza di ricerca diventa una precisa proposta pedagogica ed il marchio danzadiricerca viene registrato

Danza e filosofia: l'unicità della danza di ricerca.

Come è strutturata una lezione di danza di ricerca? 

Danza come Arte della Vita

L’incontro tra danza e filosofia (come insieme di processi che sostengono la genesi del movimento) si attua sia sotto il profilo pedagogico che sotto quello performativo ma abbraccia anche la danza in un senso più ampio ovvero come approccio esistenziale. Le proposte rivolte al sociale e al mondo aziendale mirano ad aumentare il benessere psicofisico e la capacità di potenziare identità e cooperazione nei diversi contesti di relazione. 

Pedagogia del movimento

L’arte della danza come Arte della Vita promuove allora una serie di linee di ricerca: possibilità di autopercepirsi pienamente a tutti i livelli dell’essere (fisico, intellettuale, sottile), accoglimento di un panorama sensoriale integrale e organizzato, capacità di orientare il proprio sentire dentro un’azione intenzionale e consapevole, dare concretezza ad un gesto secondo le categorie di direzione, intensità, energia, esplorare le categorie sottili di spazio (interno, prossimale, aurale, esterno, relazionale) e di tempo inteso come possibilità di incarnare una pulsazione e una ritmicità abbandonando il gesto automatico. 

Utilizzo generativo della parola 

Particolare attenzione viene data all’utilizzo della parola come strumento generativo in grado di portare il corpo in un’esplorazione precisa e profonda – diventa uno degli aspetti distintivi della mia proposta pedagogica.

Grazie all’uso di visualizzazioni e precisi compiti fisici che lavorano sul potenziamento dell’immaginario è possibile creare nuovi schemi corporei in grado di agire sulla qualità del movimento stratificando e aumentando progressivamente le potenzialità tecniche e comunicative del corpo. 

Esperienze, non livelli

Un metodo basato sul floorwork e flow movement aperto a chiunque abbia una buona pratica di movimento che non procede per “livelli di competenza” perché considera la lezione come un’esperienza immersiva.

seminari 

Ho seguito quindi seminari con Dominique Dupuy, Silvia Rampelli e con Michele Abbondanza e Antonella Bertoni all’interno dei Seminari d’Azione presso la Cartiera di Rovereto

Ho partecipato inoltre a diversi laboratori di teatro fisico condotti da Michela Lucenti (Compagnia Balletto Civile) e workshop con Franko Schmidt della compagnia Pina Bausch.

Importante per me inoltre il tema del contatto e della relazione tra corpi che ho esplorato grazie a diverse esperienze di Contact ImprovisationFondamentale anche l’incontro con la Danza Butoh di Isaki Iwana dove ho potuto sperimentare la magia del gesto minimo e l’espansione del movimento a partire da un sentire.

Mi sono poi avvicinata alla poetica della Danza Sensibile partecipando ai seminari in natura di Claude Coldy (L’Essere Solare presso Tuscania e Memoria Marina a Maratea).

I Progetti per il sociale

Considerato il contesto circoscritto in cui si muove la danza contemporanea e la scarsità della sua fruizione nel tempo ho cercato di valorizzare la danza anche nel suo valore sociale.

Per questo ho collaborato all’interno del progetto AttivAzioni con il CSM – Centro di Salute Mentale di Duino Aurisina (Trieste), con ICS Consorzio Italiano di Solidarietà all’interno del progetto Balla con me dedicato ai bambini e ai figli dei richiedenti asilo politico con la finalità di promuovere la danza come linguaggio universale ed extra-verbale.

Ideatrice del progetto Danza in GraviDanza che vuole promuovere il movimento danzato come risorsa per la futura mamma e per il nascituro, ho firmato anche il format Facciamo Finta Che e Noi Sì danza dedicato ai bambini da tre a cinque anni all’interno delle scuole materne statali e ho condotto il progetto dedicato all’infanzia Lo spazio magico nell’ambito di SPURG – SPazi URbani in Gioco promosso dal Comune di Trieste.

Attiva poi dal 2019 la collaborazione con la Comunità di San Martino al Campo nell’ambito del progetto Biografie Corporee che ha come obiettivi il potenziamento della salute psicofisica dei membri della comunità ma che esplora anche l’artisticità e la poesia del gesto laddove questo diventa un’archeologia di memorie e vissuti.

Un video che raccoglie alcuni momenti durante le lezioni e alcune frasi scritte e condivise con il gruppo. 

Un breve racconto delle lezioni di giocodanza tenute alla Scuola Materna Statale Duca D’Aosta.

Le performance urbane

Una breve clip tratta dalla performance “E uscimmo a riveder le stelle”. 

Visto il contesto elitario in cui si muove oggi la danza contemporanea e la scarsità della sua fruizione promuovo la danza oltre che a teatro anche all’interno di spazi urbani e spettacoli site specific.

Ecco le ultime performance ai Giardini San Michele di Trieste: Poetry Room su musica di Ezio Bosso accompagnata dalle letture delle poesie di Konstantinos Kavafis curate dall’attore Giorgio Amodeo, Fitter Happier, Nude, Videotape, racconti dal lockdown, sulla musica straniante dei Radiohead , Q.B. Quanto Basta, Due più due non fa quattro su musiche di Aubry, e Lettere a un giovane poeta performance di teatro danza su un testo estratto dall’omonimo testo di Rainer Maria Rilke.

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