DANZARE IN SALA, DANZARE NEL MONDO

Il blog di Marta Zacchigna sulla Danza di Ricerca

Il doppio senso del gesto. Sentire, significare.


“Senso significa sentire, ma anche attribuire significato a qualcosa.”

MZ

Siamo abituati a pensare che il nostro corpo percepisca il mondo “attraverso” i sensi ma questo modo di pensare implica che da una parte ci sia un “io” e dall’altra, un “io che percepisce” grazie ai sensi. Ma è davvero così? Potremmo pensare di esistere senza i sensi? Che si ci sia una possibilità di stabilirci come io, di fondare una identità, al di là dei sensi? O forse è più coerente dire che noi SIAMO effettivamente i nostri sensi? Questa nuova prospettiva – supportata sia dalla filosofia che dalla neurofisiologia – non fa che ribadire che il nostro sentirci esistere è esattamente il risultato di una integrazione tra più sensi che appunto incontradosi definiscono il nostro essere e il nostro agire nel mondo. 

Dunque non c’è alcuno scarto tra l’io e l’io che percepisce. L’uomo – come essere integrale – partecipa del mondo in quanto soggetto in grado di vedere, sentire, odorare, toccare, gustare (…ad uno sguardo più approfondito possiamo in realtà aggiungere molti altri sensi), e la sua esperienza della realtà non è altro che un universo sensoriale che riceve ed elabora informazioni dal mondo esterno quasi istantaneamente.

Dunque il senso non è una modalità dell’essere ma LA modalità dell’essere. Io conosco perché faccio esperienza e l’esperienza passa solo e unicamente attraverso il complesso apparato dei sensi. Dunque il senso che ci permette di indagare qualcosa è anche e contemporaneamente senso/significato.

Nell’accarezzare un gatto noi mettiamo in atto il senso del tocco, ma attribuiamo anche sempre un senso a quel gesto, nel momento in cui la nostra volontà e la nostra attenzione si orienta e si dirige verso quel particolare gesto e non un altro. Dunque il toccare il gatto è contemporaneamente un’azione sensoriale ma anche un gesto con un suo preciso portato di senso, in questo caso affettivo. 

Se lo riportiamo alla danza che lavora su livelli sottili del gesto possiamo allora dire che il senso che orienta il danzatore è anche allo stesso tempo sempre anche significato dal momento che è orientato, scelto e volontariamente sostenuto dentro un progetto di movimento. Il danzatore nell’assecondare un determinato sentire e nel portare l’attenzione ad una precisa azione incarna anche il significato, lo pone in essere. Quando diciamo che la danza è un linguaggio parliamo esattamente di questo: il movimento danzato nel nascere e svilupparsi è sempre anche logos. 

Il danzatore è quindi sempre e prima di tutto un ricercatore di senso, nella doppia accezione: egli vuole “sentire”, ma non si tratta di un sentire distratto e dispersivo, il suo sentire è un sentire attento, integrale, un sentire che vuole già significare. Questo è uno dei motivi per cui la danza di ricerca lavora sempre a partire dalla verità della sensazione. Solo dentro ad una piena e partecipata consapevolezza del gesto, solo mettendo in gioco il proprio senso, si può davvero rendere forte, potente e comunicativo il proprio atto danzato. 

firma di marta zacchigna

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Marta Zacchigna

Diplomata al Centro Internazionale Movimento e Danza di Milano. Laureata Magistrale in DAMS - Facoltà di Lettere e Filosofia 2009 (Università degli studi di Udine) e Laureata Magistrale in Filosofia 2026 (Università degli Studi di Trieste) con una Tesi di Laurea dal titolo "La danza tra visibile e invisibile", lavora come danzatrice e formatrice. È fondatrice del centro di ricerca Dancing House in Via del Monte 2 a Trieste. CONTATTI / marta@danzadiricerca.com / +39 339 1952458

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