Cosa fa la danza di ricerca e perché tutti possono praticarla? Alcune parole chiave che ci guidano nella pratica e che coltiviamo tutto l’anno. Dall’ascolto al corpo sfera che si muove nello spazio in modo consapevole, orientato, creativo.
Ascolto e attenzione partecipata
Tornare ad un ascolto orientato del corpo significa affinare la capacità di percepire ciò che accade nel momento in cui accade: respiro, peso, appoggi, impulsi di movimento, variazioni minime del sentire. L’attenzione non è rivolta a controllare il corpo, ma a rilevare informazioni che provengono dalle percezioni e riconoscerle chiaramente prima di cadere in una risposta automatica. La partecipazione attiva al nostro panorama sensoriale permette di sentirci un’unità somato-psichica.
Peso
Siamo abituati a pensare al peso come ad una forza che porta il corpo verso il basso, in realtà esso può diventare il principio che struttura la nostra organizzazione di movimento. Attraverso appoggio, cadute, sospensioni, ridistribuzioni del peso tra le diverse parti del corpo possiamo stabilire nuovi rapporti tra sostegno e mobilità, respingimento e rilascio, ancoraggio e sospensione, collasso e ri-organizzazione motoria, caduta e volo, aprendo le possibilità delle nostre dinamiche spaziali.
Verticalità
La verticale non è intesa come allineamento posturale ma come uno stato di presenza e ricettività da coltivare dal quale può iniziare qualsiasi avventura di movimento. Essere verticali significa essere disponibili: sentire il peso, gli appoggi, il respiro, le tensioni e gli impulsi, mantenendo aperta la possibilità di modificare continuamente la propria organizzazione in ordine a ciò che emerge dal nostro sentire. La verticale diventa così una presenza radicata ma mobile, stabile ma permeabile che ha un impatto anche sul nostro modo di percepire lo spazio, il tempo, gli altri.
Gravità
La gravità non è semplicemente una forza che agisce sul corpo ma una dimensione che viene sfruttata per strutturare il movimento. Siamo abituati a pensarla solo come direzione che chiama verso il basso e che subiamo, ma in realtà è un campo di possibilità e di esperienza che permette al nostro corpo di percepirsi e sperimentarsi momento dopo momento. Possiamo infatti scegliere come stare dentro a questa forza: cedere completamente alla sua potenza o assecondarla modulando il grado di resistenza. Ma possiamo anche sviluppare una tensione mantenuta che si oppone al senso di caduta e, attraverso questa, dare vita ad un movimento intenzionale nello spazio.
Radicamento
Non coincide con l’immobilità, ma rappresenta la capacità del corpo di percepire e accogliere il proprio peso, stabilendo una relazione attiva con il suolo. Significa lasciare che il peso trovi un appoggio ma anche una disponibilità per costruire una condizione di stabilità dinamica. Solo grazie a questo radicamento nasce l’espansione. Il corpo può allontanarsi dal proprio centro, raggiungere lo spazio, modificare la propria forma e aprire nuove direzioni proprio perché mantiene una relazione con ciò che lo sostiene. L’espansione non è quindi un semplice movimento verso l’esterno, ma un processo che nasce dalla connessione tra un centro saldo e una periferia che va delineandosi.
Sfera
La sfera è l’icona attraverso cui il corpo scopre il proprio modo organico di muoversi. Esplorare la sfera significa percepire il corpo non come una struttura lineare e segmentata, ma come un sistema in continua relazione, nel quale articolazioni, fasce e muscoli muovono in un sistema integrato e spiralizzato. Il movimento sferico diventa allora la chiave per qualsiasi organizzazione motoria, anche la più piccola: nella danza il corpo non procede per linee isolate, ma attraverso torsioni, spirali, diagonali e connessioni sviluppa un dialogo con l’ambiente. L’azione del danzatore può esser guardata allora come un continuo generarsi di sfere nella sfera.
Agency e libertà
L’agency è la capacità del corpo di riconoscersi come agente libero e consapevole del proprio movimento. Non si tratta necessariamente di una decisione cosciente o di un controllo volontario, ma di una presenza attiva, capace di orientare il gesto attraverso l’ascolto, l’intenzione e la risposta agli stimoli. Avere agency significa poter prendere iniziativa, generare un impulso e trasformarlo in azione, mantenendo allo stesso tempo la disponibilità a lasciarsi modificare da ciò che accade. La libertà per chi danza consiste allora in qualcosa di molto preciso: è la possibilità di uscire dall’automatismo e interrompere una risposta già conosciuta, accorgersi di ciò che il corpo tende a fare in modo “già programmato” e ri-orientarlo verso un’azione nuova, un gesto nuovo, una danza nuova.
Il cantiere di ricerca sul movimento riprende lunedì 21 settembre alla Dancing House in via del monte 2 a Trieste. Se sei interessato a provare o ad approfondire il dialogo con il tuo corpo in una logica organica, fluida e trasformativa prenota il tuo posto in sala: https://danzadiricerca.com/prenota-un-posto-in-sala/


